ITALIA
LA QUESTIONE DEI CONFINI ORIENTALI
PREMESSA
Il Territorio Libero di Trieste o TLT, fu uno Stato indipendente mai costituitosi, previsto dall'articolo 21 del Trattato di Parigi del 1947. A norma dello stesso trattato il Territorio Libero di Trieste avrebbe dovuto essere demilitarizzato e neutrale, governato inizialmente secondo le previsioni normative di uno Strumento per il regime provvisorio, redatto dal Consiglio dei ministri degli esteri e approvato con la risoluzione 16 dal Consiglio di sicurezza dell'ONU. Tale Strumento sarebbe rimasto in vigore fino alla data che il Consiglio di Sicurezza avrebbe dovuto determinare per l'entrata in vigore di uno Statuto Permanente, allegato al trattato di Parigi.
| La Venezia Giulia tra il 1945 e il 1947 |
In immediata successione si sarebbero dovute creare le forme di governo necessarie per il funzionamento dello Stato (un Governatore, un Consiglio di Governo, un'assemblea Popolare eletta dal popolo del territorio Libero e un Corpo Giudiziario), nonché eleggere un'assemblea costituente che avrebbe dovuto approntare la nuova costituzione del TLT. L'ONU avrebbe comunque mantenuto dei poteri di controllo sul TLT tramite il proprio Consiglio di Sicurezza. Il TLT si componeva di circa 375000 abitanti (290000 italiani, 70000 sloveni, 11000 croati e quasi 5000 di altre nazionalità); i suoi confini erano la città di Trieste, a nord il litorale fino al Timavo, e a sud parte dell'Istria occidentale fino al fiume Quieto. Era previsto anche un Porto Libero a sua volta amministrato da uno Strumento internazionale.
| Il TLT con i confini attuali nazionali |
STORIA
Il Territorio Libero di Trieste fu previsto nel 1947 all'interno del trattato di pace con l'Italia alla fine della seconda guerra mondiale. Secondo l'articolo 21 del trattato il TLT sarebbe stato riconosciuto dagli Alleati e dall'Italia, e la sua integrità e indipendenza sarebbero state assicurate dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La mancata entrata in vigore dello statuto permanente e la mancata nomina del governatore e degli altri organi di governo del TLT determinarono uno stallo che mise in dubbio fra gli studiosi di diritto internazionale l'effettività dell'esistenza stessa di uno Stato denominato Territorio Libero di Trieste, carente di uno degli elementi costitutivi per essere definito tale – la sovranità – e soggetto perennemente a un governo provvisorio militare.
| La delimitazione tra la Zona A e la Zona B (1947-1954) |
In tale situazione sorsero teorie internazionalistiche minoritarie secondo cui, non essendo mai sorto un TLT indipendente come previsto dal trattato di pace, l'Italia non avrebbe mai perso la propria sovranità su tutto il territorio. Di contro, la teoria predominante considerò parimenti l'insussistenza di uno Stato definibile come Territorio Libero di Trieste essendo quindi il territorio assoggettato a un regime di occupazione militare, senza essere nel frattempo soggetto a una sovranità statale. La situazione di stallo trovò de facto una soluzione con gli accordi di Londra del 1954, e de iure definitivamente nel 1975 quando, tramite il trattato di Osimo, Italia e Jugoslavia incorporarono formalmente le zone A e B.
| L'esodo italiano da Istria e Dalmazia con i flussi |
LA DIVISIONE IN DUE ZONE
la Zona A di 222,5 km² e circa 310 000 abitanti (di cui, secondo le stime, 63 000 sloveni) partiva da San Giovanni di Duino, comprendeva la città di Trieste e terminava presso Muggia ed era amministrata dal governo militare alleato.
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| Erinnofili di propaganda pro Italia del 1947 |
la Zona B (capoluogo Capodistria) comprendente la parte nord-occidentale dell'Istria, di 515,5 km² e circa 68 000 abitanti (51 000 italiani, 8 000 sloveni e 9 000 croati secondo le stime), amministrata dall'esercito jugoslavo; la Zona B era, a propria volta, divisa in due parti: i distretti di Capodistria e di Buie, separati dal torrente Dragogna, che segnava il confine tra le repubbliche jugoslave di Croazia e Slovenia.
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| Stemma di Trieste Zona A |
Il vizio all'origine del TLT stava nell'asimmetria delle amministrazioni. La Zona A era affidata in amministrazione a potenze non confinanti (inglesi e statunitensi), la Zona B ad uno Stato confinante, la Jugoslavia, che aspirava ad annettersi l'intero territorio. Nel 1952 nella Zona A alcune competenze (fra cui il Direttorato delle finanze e dell'economia), vennero affidate a dirigenti nominati direttamente dal Governo italiano. Il 5 e 6 novembre 1953 vi furono a Trieste violenti scontri di piazza da parte di coloro che reclamavano la riunificazione della città all'Italia. Nella rivolta di Trieste finirono uccisi sei cittadini, cui è stata successivamente conferita un'onorificenza dal governo italiano.
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| Stemma di Trieste Zona B |
LA SPARTIZIONE TRA ITALIA E JUGOSLAVIA
Il 5 ottobre 1954 venne firmato a Londra un memorandum d'intesa in cui Italia e Jugoslavia si spartivano provvisoriamente il Territorio, con il passaggio della Zona A all'amministrazione civile italiana e la Zona B a quella jugoslava: la linea di demarcazione fra le due zone venne però spostata a favore della Jugoslavia. Precedentemente essa tagliava l'abitato di Albaro Vescovà e proseguendo all'interno della penisola muggesana arrivava sino ad Ancarano, lasciando nella Zona A le frazioni di Valdoltra, Elleri, Crevatini e Plavia: a seguito della stipula del Memorandum d'intesa anche questi centri abitati furono assegnati alla Jugoslavia. Il passaggio dei poteri dall'amministrazione alleata a quella italiana avvenne il 25 ottobre 1954. Nel 1975 un nuovo trattato firmato a Osimo dava copertura giuridica allo status quo tra Italia e Jugoslavia. L'ordine del giorno dell'ONU per la nomina del Governatore del TLT venne quindi rimosso il 9 gennaio 1978, a seguito di esplicita richiesta dei rappresentanti italiano e jugoslavo.
| Il confine tra Italia e Zona A |
LA DIVISIONE DEI COMUNI TRA LE DUE ZONE
LA ZONA A
Duino-Aurisina (Devin-Nabrežina) Italia
Sgonico (Zgonik) Italia
Monrupino (Repentabor) Italia
Trieste (Trst) Italia
Muggia (Milje) Italia
San Dorligo della Valle (Dolina) Italia
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| I festeggiamenti del 1954 per la riunione di Trieste all'Italia |
LA ZONA B
Villa Decani (Dekani) Slovenia
Capodistria (Koper) Slovenia
Isola d'Istria (Izola) Slovenia
Pirano (Piran) Slovenia
Maresego (Marezige) Slovenia
Monte di Capodistria (Šmarje) Slovenia
Umago (Umag) Croazia
Buie (Buje) Croazia
Verteneglio (Brtonigla) Croazia
Grisignana (Grožnjan) Croazia
Cittanova d'Istria (Novigrad)
(fonte: Wikipedia)
| La liberazione alleata di Trieste dall'occupazione Jugoslava il 12 Giugno 1945 |
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