13 novembre 2022

F&S 12 - STORIA DELLA SERIE "AVVENTO DELLA DEMOCRAZIA"


ITALIA


BREVE STORIA DELLA SERIE DEMOCRATICA

 

PREMESSA

L’anno 1946, presenta aspetti essenziali per lo studio storico postale e la comprensione dello sviluppo del settore delle comunicazioni, dalla fine della guerra ad oggi, nel nostro Paese. E’, infatti, un anno di transizione tra i più importanti della storia nazionale. Il 9 maggio 1946 Vittorio Emanuele III abdica a favore del figlio Umberto che diventa il quarto re d’Italia, già Luogotenente generale del Regno dal giugno 1944, quando il padre era partito per l’esilio in Egitto. Da tempo i partiti contrari alla monarchia premono affinché gli Italiani vengano chiamati ad un referendum istituzionale che viene indetto per il 2 giugno 1946


L'unico francobollo che raffigura Re Umberto II




Nonostante i risultati del referendum istituzionale non presentino una enorme maggioranza (la Repubblica vince per due milioni di voti di scarto), si cerca distensione e concordia, per lasciarsi alle spalle un periodo storico tragico. Così, il 13 giugno, dopo appena trentaquattro giorni di regno, il re lascia il Quirinale per recarsi a Ciampino da dove, con un aereo militare, parte per il definitivo esilio. La Corte di Cassazione proclama i risultati definitivi che danno la vittoria alla Repubblica cinque giorni più tardi, il 18 giugno 1946.








Enrico De Nicola assume la carica di Capo Provvisorio dello Stato Italiano fino al 1° gennaio 1948 quando, all’entrata in vigore della Costituzione, diventerà, a tutti gli effetti, il primo Presidente della Repubblica Italiana. Il nostro Paese aveva subito danni economici e perdite incalcolabili e la completa distruzione del sistema produttivo. Ai danni materiali si aggiungono, altrettanto gravi e pesanti, quelli morali e sono in molti a temere che possa riaprirsi la contesa tra monarchici e repubblicani. 






In questa burrascosa situazione sorgono esigenze apparentemente secondarie ma da non sottovalutare: la rinascita delle nostre comunicazioni, distrutte da anni di guerra, ed il ripristino dei collegamenti con i Paesi Esteri, verso i quali i cittadini italiani non avevano più avuto la possibilità di comunicare. Occorre, inoltre, emettere nuovi francobolli che sostituiscano quelli in circolazione appartenenti, anche come rappresentazione figurativa, all’Italia monarchica e fascista. Per preparare la nuova serie filatelica la Direzione Generale delle Poste bandisce, già nei primi giorni del 1945, un concorso, in vista di una nuova “emissione di carte valori postali (ordinarie, espresso e posta aerea) per adeguarle alle nuove tariffe e per ispirarne i tipi alle mutate condizioni del Paese”. 





Il bando dice chiaramente che i bozzetti devono ispirarsi ai “principi di libertà e di democrazia che si sono affermati nel Paese in conseguenza delle mutate condizioni politiche”. Merita di essere sottolineato che, in un certo senso, furono proprio i francobolli a precorrere gli avvenimenti diffondendo in tutto il territori nazionale delle vignette che poterono simboleggiare non solo il primo periodo post-bellico, ma anche la fase di transizione tra Regno e Repubblica.




LA NASCITA DELLA SERIE DEMOCRATICA

Alla gara, regolamentata con decreto interministeriale, sono liberi di partecipare “tutti gli artisti del Regno” così da “avere un ampio campo di scelta fra i bozzetti che saranno presentati”. Per i disegnatori della Democratica, la nuova serie che sta per nascere, non si trattava di un compito facile anche perché i primi valori dovevano essere emessi già il 1° ottobre 1945: bisognava dunque evitare simboli compromettenti dato che ci si trovava in un periodo di transizione che si avviava, con molte probabilità, a tramutarsi in repubblica.





Ben 67 sono gli elaborati che prendono parte al concorso: di questi disegni furono presto scartati 45 progetti. I bozzetti rimasti vengono giudicati da una apposita Commissione la quale decide di coinvolgere l’opinione pubblica in questo importante cambiamento istituzionale: il ventidue aprile, sei giorni dopo la chiusura del concorso, il Circolo Filatelico Italiano di Roma ospita un’apposita ed inedita mostra per proporre al pubblico i bozzetti della nuova serie come “atto di riguardo che l’Amministrazione postale, pur sovrana delle sue deliberazioni, ha inteso compiere in omaggio al più alto e squisito spirito democratico”. 






I disegni scelti vogliono trasmettere, con importante valenza simbolica, un elemento di base non legato ad alcun partito politico né ad alcuna forma istituzionale, proprio per non inasprire gli animi in un momento storico tanto importante e delicato. Ha inizio così la serie Democratica, capostipite della raccolta della Repubblica, destinata a restare in vigore solo per sette anni. Questi francobolli, filatelicamente, sono considerati la prima serie ordinaria della Repubblica Italiana ma allo stesso tempo sono l’ultima del Regno d’Italia, giacché la prima parte di questa serie, 14 francobolli di posta ordinaria viene emessa il 1° ottobre 1945






Ulteriori valori, con i medesimi soggetti, sono emessi successivamente per la necessità di adeguarsi all’aumento delle tariffe postali e l’ultimo francobollo della Democratica, l’esemplare da otto lire, fa la sua comparsa il 19 gennaio 1948. L’intera serie uscirà di validità nel dicembre 1952. Il 29 luglio 1946, a completare la serie della Democratica, viene emesso il francobollo da 100 lire che riprende, con ornati laterali e scritte, la vignetta già utilizzata per il 20 centesimi, il 5 ed il 10 lire; è il più alto valore facciale della serie ed il formato scelto è differente da quello degli altri francobolli. 





Secondo dichiarazioni dell’epoca, il 100 lire della Democratica, è posto in vendita solo nelle grandi città ed inizialmente trova scarso impiego postale in quanto, nel dopoguerra, 100 lire rappresentavano una somma notevole; in effetti, viene usato quasi esclusivamente per affrancare lettere dirette oltreoceano per via aerea. Solo negli anni successivi, in seguito all’aumento delle tariffe ed alla perdita di potere d’acquisto della moneta, il 100 lire della Democratica comincia a diventare di uso abituale anche per l’interno. Mentre tutti gli altri valori erano stampati in rotocalco, per il francobollo da 100 lire viene utilizzata la calcografia onde renderne più difficili le falsificazioni: nonostante tale accorgimento il francobollo viene falsificato sia per frodare le poste sia per scopi filatelici. 




Del resto, negli anni della sua emissione, rappresentava un valore non indifferente, la cui importanza è facilmente comprensibile se consideriamo che, all’epoca, un operaio per guadagnare 1000 lire doveva lavorare almeno venti ore, un Kg. di carne costava circa 400 lire ed un pacchetto di sigarette, alla borsa nera, ne costava 300. Da un punto di vista iconografico la Democratica ebbe un ruolo molto importante volendo trasmettere fiducia ed ottimismo nei confronti di uno Stato che si voleva rinnovare, in un periodo particolarmente difficile e delicato, sia da un punto di vista storico che economico e sociale. 




Nonostante si noti la diversa paternità grafica dei singoli bozzetti, la serie risulta gradevole ed il valore da 100 lire è considerato uno dei francobolli più belli, e noti, dello Stato Italiano. Ma i primi francobolli della Democratica non fanno in tempo a nascere che già mutano le tariffe postali: infatti, già dal 1° febbraio 1946 molti dei tagli emessi sono superati. In Italia però, non ci si può permettere il lusso di sprecare carta: dunque circoleranno lettere e plichi affrancati con vistosi multipli di francobolli. Questo fino al 1950, quando verrà emessa la serie “Italia al lavoro” che sostituisce la “Democratica”.

(fonte: Il Postalista)